SP chiuderà (?)


Gli editori credono ciecamente, con apriorismo razzistico, che la poesia sia tabù per la libreria. E lo credono anche i librai. (Alberto Bevilacqua).

 

Prima o poi SP chiuderà

È una frase che, detta così, potrebbe sembrare una resa. Invece è soltanto una constatazione.

SP chiuderà. Come chiuderanno le grandi case editrici. Come chiuderanno le librerie. Come finiranno le tipografie. Come, un giorno, finiranno le mani che oggi impaginano, correggono bozze, piegano scatole, preparano pacchi e stringono altre mani durante una presentazione.

Forse il vero errore è credere che ciò che vale debba necessariamente essere eterno.

Noi piccoli editori viviamo dentro una strana contraddizione. Da una parte costruiamo oggetti destinati, almeno nelle nostre speranze, a sopravvivere decenni. Dall'altra sappiamo che basta un pagamento in ritardo, una stampa più costosa del previsto, una libreria che dimentica una fattura o un autore che cambia idea all'ultimo momento perché tutto diventi improvvisamente fragile.

È una fragilità che il lettore vede raramente. Sul tavolo di una libreria compare un libro finito, pulito, silenzioso. Non racconta le notti passate a correggere un refuso, le telefonate, i conti rifatti dieci volte, le speranze e le rinunce. Il libro tace. E forse è giusto così.

Eppure proprio questa precarietà ci ricorda il motivo per cui continuiamo.

Non per inseguire classifiche. Non per produrre libri in serie. Ma per lasciare una traccia, per conservare idee, poesie, fotografie, racconti e memorie che altrimenti rischierebbero di disperdersi con la stessa velocità con cui oggi scorrono le immagini sui nostri telefoni.

L'editoria artigianale ha ancora un senso soltanto se rimane libera. Libera di pubblicare un esordiente sconosciuto, un libro fotografico difficile da classificare, un atlante civico del Meridione, una raccolta poetica che forse venderà poche decine di copie ma riuscirà comunque a cambiare la giornata di un lettore.

Forse è questo il nostro mestiere: custodire ciò che non produce immediatamente rumore.

Per questo abbiamo deciso di avviare un crowdfunding.

Non per evitare una fine che, prima o poi, arriverà comunque. Sarebbe un'illusione. Lo facciamo per guadagnare tempo. Tempo per pubblicare altri libri, incontrare altri autori, dare fiducia ad altre voci, costruire un catalogo che possa continuare a parlare anche quando noi non ci saremo più.

Se vorrai sostenerci, non starai soltanto aiutando una casa editrice.

Starai scegliendo di allungare la vita di un'idea: quella che crede ancora che un libro possa essere costruito con lentezza, con libertà e con responsabilità.

Il resto, come sempre, lo affideremo alle pagine.

CLICCA QUI e agisci. Subito.

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